

About me
Il mio percorso non nasce dietro una scrivania né davanti a una telecamera, ma da un corpo in movimento.
Arriva dalla danza, dal breaking, dall’hip hop: un mondo in cui ho imparato presto che l’identità non si dichiara, si dimostra. Ballando, organizzando eventi e festival, ho capito che la comunicazione vera è prima di tutto fisica, emotiva, istintiva. Il corpo parla prima delle parole, e ogni gesto porta con sé una storia, un’intenzione, una presa di posizione.
Quando mi sono avvicinato alla camera non è stato un cambio di strada, ma una naturale evoluzione. La videocamera, come la danza, è uno strumento di comunicazione non verbale: se la usi bene non spiega, fa sentire. All’inizio raccontavo ciò che conoscevo meglio: la danza, il movimento, l’energia. Nel breaking ogni frame è identità, ritmo, visione. È lì che ho capito una cosa fondamentale: chi sta dietro una camera non deve solo saperla usare, deve saper leggere il mondo.
Con il tempo il mio sguardo si è allargato. Ho iniziato a raccontare persone, territori, eventi, istituzioni, aziende. Ma il metodo è rimasto lo stesso: osservare, ascoltare, entrare dentro le storie prima ancora di accendere la camera. Il mio lavoro oggi non è “fare video”, ma tradurre valori, percorsi e visioni in immagini che abbiano verità. Che si tratti di un brand, di un progetto culturale, di un evento sportivo o di una realtà sociale, cerco sempre la stessa cosa: la dinamica, l’energia, il senso profondo.
L’hip hop mi ha insegnato il rispetto per le radici, il territorio, le persone. Mi ha insegnato che lo stile non è estetica, ma coerenza. È per questo che nei miei lavori l’emozione viene prima della tecnica. La tecnica serve, eccome, ma non è mai il punto di partenza. Il punto di partenza è l’esperienza, vissuta o compresa, e la capacità di restituirla in modo autentico.
Oggi il mio brand è questo: uno sguardo ibrido, costruito tra strada e istituzione, tra cultura urban e comunicazione professionale. Lavoro con aziende, enti, eventi e progetti che vogliono raccontarsi senza maschere, senza formule preconfezionate. Il mio obiettivo non è stupire, ma far riconoscere. Perché quando una storia è raccontata bene, chi la guarda non la consuma: ci si ritrova dentro.
Credo che l’autenticità non nasca dagli strumenti, ma dal percorso. Dallo sguardo che una persona costruisce nel tempo, dalle scelte che fa, dalle esperienze che attraversa. Il mio lavoro è il risultato di tutto questo: un racconto visivo che non separa tecnica e sensibilità, ma le tiene insieme, come un gesto fatto al momento giusto.
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